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Pupi Avati nel 76, con La casa dalle finestre che ridono , e nell'83, con Zeder, aveva dimostrato di saper inventare (giocando tra l' horror e il thriller) belle storie, suggestive e con un tocco di originalità. Qualità che non compaiono in questo Il nascondiglio, con cui il regista abbandona temporaneamente l'ormai abituale "stile minimalista e intimo" e ritorna al suo primo amore. Una delusione: trama simile a tante altre, ambientazioni già viste, sceneggiatura con più di una falla… Si aggiunga l'assoluta mancanza di ritmo e di tensione, indispensabili in film del genere. Il prologo è eccessivamente lungo e dettagliato… e toglie quel briciolo di suspense e di sorpresa che il racconto poteva riservare, suspense e sorpresa che mancano anche perché la protagonista intuisce la verità a metà film (...e allora perché continuare?). La colonna sonora , importante in un horror, non brilla di originalità e "strilla" nei momenti più inopportuni (stupisce che sia opera di quel "maestro" che è Riz Ortolani). La recitazione dell'intero cast appare poco impegnata e Laura Morante, in un ruolo per lei inconsueto, brilla per la sua staticità: in due ore il benché minimo accenno di cambiamento nelle espressioni e nei toni.
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