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Con gli schermi ridondanti di violenza, il cinema di animazione da qualche anno ha buon gioco nel furoreggiare ovunque. Dall'avvento del proiettore e della macchina da presa, l'animazione è stata contrassegnata dalla tecnica "fotogramma per fotogramma", che consiste nel far scorrere un fotogramma alla volta davanti ad una macchina da presa posta in posizione verticale. Seguendo questo procedimento i cineasti si sono cimentati nell'animazione di materiali più diversi, dalla classica animazione su fogli di cellulosa, alla carta sabbia o pittura. Ma recentemente la tecnica cerca nuove strade.
Nel 1906 l'americano J.Stuart Blackton realizza una serie di disegni che, proiettati in successione, danno l'illusione del movimento: il regista "utilizzò molte sagome di cartone ma anche veri e propri disegni animati come un uomo e una donna che ruotavano gli occhi o il profilo di un elegante signore con ombrello e bombetta che pareva disegnarsi da solo" (Andrea Ravagli).
Tra il 1908 e il 1910 Emile Cohl è il primo a imporre il principio della ripresa immagine per immagine, consapevole che il cinema d'animazione può godere di una propria vita autonoma: lasciata la Francia, si reca negli Stati Uniti dove collabora con il cartoonist Geo McManus.
Nel 1914 l'americano Earl Hurd inventa la tecnica del "trasparente" (fogli trasparenti di celluloide sui quali disegnare i fondali): le figure in movimento sono fatte scorrere su scenografie che non richiedono, ogni volta, di essere ridisegnate.
1928: con "Steamboat Willie" appare per la prima volta Topolino (1). Inizia lo "stile Disney": animazione totale (tutte le parti del corpo si muovono), uso del colore assai precoce (nel 1932 Disney è il primo ad utilizzare il technicolor), cura estrema del disegno, continua ricerca di nuove facce, esclusione degli aspetti sexy (agli inizi il disegno animato si rivolgeva soprattutto a un pubblico adulto) (2).
1937: "Biancaneve e i sette nani". E' il primo grande lungometraggio animato.
1940: Joseph Barbera e William Hanna (3) creano nella MGM la serie di Tom & Jerry.
1941: il lungo sciopero attuato presso gli studi Disney provoca la defezione di numerosi tecnici e disegnatori, che aprono studios specializzati indipendenti, dando vita a nuovi personaggi (Titti e Silvestro, Droopy, Mister Magoo…).
1944: nasce la UPA (United Productions of America), fondata da artisti fuoriusciti dalla Disney. L'obiettivo è la realizzazione di animazioni d'autore. Lo stile è nettamente antidisneyano, il disegno è piatto e bidimensionale, le sagome sono allungate e spigolose, e gli sfondi non realistici.
1964: con "Mary Poppins" della Disney l'esempio più riuscito della mescolanza di disegni animati e immagini reali.
1966: muore Walt Disney ma "la Disney" continua senza rinnegare il fondatore (anzi, si promuove incessantemente con tutti i mezzi in tutto il mondo, inaugurando il "merchandising") (4).
1972: Ralph Bakshi crea "Fritz the cat", originale per la storia e la grafica (sovversivo, gaudente, grossolano). Il personaggio scandalizzò i censori che vietarono subito il film, che nonostante ciò trionfò in un secondo momento.
1988: la Disney si accoppia con Spielberg, nasce "Chi ha incastrato Roger Rabbit?" (attori umani interagiscono nel corso di tutto il film con i personaggi dei cartoni).
Gli ultimi decenni sono caratterizzati da notevoli innovazioni in campo tecnico.
L'animazione di silhouette viene utilizzata da Michél Ocelot per realizzare il lungometraggio "Principi e principesse" . L'animazione di plastilina è adoperata da Peter Lord per "Galline in fuga" (5).
Ma a trionfare oggi è la computer animation, l'insieme delle tecnologie digitali applicate nell'animazione tramite l'utilizzo del computer e di software specifici (6).
(seconda parte)
I generi cinematografici
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